Manji, il vecchio pazzo per la pittura

nel giappone di fine settecento Hokusai reinventa le forme grafiche tradizionali


video by Nannico

Nella storia della musica si ergono alcuni giganti: uomini che hanno avuto una vita lunga che gli ha concesso di attraversare cambiamenti epocali senza esserne stati travolti, ma continuando fino alla fine dei loro giorni a cercare strade che aprissero la via ai tempi futuri.
Claudio Monteverdi con i suoi 8 libri di madrigali, volume dopo volume ci porta per mano dal rinascimento al barocco inventando soluzioni melodiche, armoniche, orchestrali che prima di lui non esistevano e dopo di lui sono diventate l'accademia per i musicisti. E come non restare attoniti di fronte all'immensità di Beethoven, al suo superare gli ostacoli della vecchiaia e della malattia per consegnare musica incredibilmente universale ai posteri. E si potrebbe continuare con figure straordinarie come Stravinskij o Haydn, musicisti che non hanno conosciuto tempi in cui la loro musica fosse superata, perchè essi stessi hanno incarnato l'avanguardia.

Ovviamente questa non è una specificità dei musicisti, basta pensare alle figure di Michelangelo o a Picasso, ma qui si vuole ricordare un artista in occidente meno noto: Katsushika Hokusai, nato in Giappone nel 1760, morto all'età di 89 anni a metà del diciannovesimo secolo. Pittore, incisore, illustratore, membro eminente della corrente artistica nota come "Mondo Fluttuante", uno dei primissimi autori nipponici le cui opere sono giunte ai contemporanei europei, in un periodo in cui il Giappone viveva trasformazioni vorticose e sconvolgenti.

E infatti Hokusai inizia la sua carriera artistica lavorando su forme d'arte minori: cartoline, insegne di esercizi commerciali, illustrazioni per libri satirici e racconti infantili. Ai primi dell'ottocento realizza una opera pittorica enorme, di circa 350 mq, raffigurante un patriarca Zen, e poco tempo dopo una simile raffigurante il dio Hotei. Iniziano le pubblicazioni delle sue stampe nello stile tradizionale ukiyo-e da lui completamente rivisto nei temi e nelle tecniche: "Vedute famose della capitale dell'est", "Immagini a specchio in stile olandese - Otto vedute di Edo", tuttavia economicamente si trova in difficoltà, e ripiega sull'illustrazione andando a pubblicare nel 1814 i quindici volumi degli "Hokusai manga".

Sempre oppresso dalle difficoltà economiche, attorno ai settant'anni fu colpito anche da una apoplessia, eppure proprio in questi anni va a produrre le sue opere più significative, ovvero le serie di stampe "Vedute di ponti famosi", "Cascate famose in varie province", "Trentasei vedute del monte Fuji".

"Sin dall'età di sei anni ho amato copiare la forma delle cose, e dai cinquant'anni pubblico spesso disegni, ma fino a quel che ho raffigurato a settant'anni non c'è nulla degno di considerazione. A settantatre ho un po' intuito l'essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura."
Katsushika Hokusai, postfazione di Cento vedute del Monte Fuji

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