Saturnalia: l'antica festa del solstizio

l'origine del Natale e del Carnevale nelle antiche celebrazioni Latine


video by Andrea Colombu

La notte più lunga dell'anno è celebrata in tutte le culture come un punto di svolta: il graduale allungarsi delle ore di luce va di pari passo con la gemmazione, le prime fioriture degli alberi, la promessa di una rinascita. Metafora che infatti è stata colta abbinando all'evento astronomico una festa celebrativa della nascita, quasi sempre la nascita della divinità creatrice.

Tra i Celti si festeggiava Yule, o Farlas, la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino; in Cina il Dongzhì è il giorno in cui lo Yin raggiunge il suo massimo mentre lo Yang il suo minimo: a partire da questo giorno lo Yang tornerà a crescere favorendo lo sviluppo di tutti gli esseri viventi. I Persiani festeggiavano la nascita del dio Mithra, ed in India si festeggia Pancha Ganapati (il dio elefante).

I Latini celebravano i Saturnalia, genetliaco di Saturno, divinità maggiore del pantheon antico - poi spodestato da Giove - e dio del tempo (come testimonia il nome greco, Crono). Tuttavia la festa aveva più le caratteristiche del carnevale che non del Natale: un momento di festa collettiva durante la quale le regole sociali venivano ribaltate e gli schiavi prendevano il posto dei padroni (il "giorno dei folli"), e venivano acclamati come "princeps" tra rituali dissacranti e blasfemi. In epoca imperiale, per diretta filiazione dalle tradizioni orientali, prese grande importanza la festa di compleanno dell'imperatore ("natalia") che l'imperatore Eliogabalo fece coincidere con la festa del Sol Invictus; Aureliano il 25 dicembre 274 consacrò in Roma il tempio del Sol Invictus nella festa chiamata Dies Natali Solis Invicti che si poneva come conclusione dei Saturnalia.

La cristianità ha sovrapposto questa festa con la celebrazione della nascita di Cristo, ma la collocazione al 25 dicembre è stata controversa e ha inoltre causato lo spostamento in avanti delle celebrazioni dionisiache del carnevale; è infatti solo nel 337 che papa Giulio I ufficializza la data del 25 dicembre, mentre per S. Cipriano la nascita di Cristo sarebbe stata il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, per Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 6 gennaio. Tra i sostenitori di tale tesi anche papa Benedetto XVI, il quale nel 2006 ha scritto: "Il mondo in cui sorse la festa di natale era dominato da un sentimento che è molto simile al nostro [...]. Il 25 dicembre, al centro com'è dei giorni del solstizio invernale doveva essere commemorato come il giorno natale, ricorrente ogni anno, della luce che si rigenera in tutti i tramonti [...] Quest'epoca, nella quale alcuni imperatori romani avevano cercato di dare ai loro sudditi in mezzo all'inarrestabile caduta delle antiche divinità, una fede nuova con il culto del sole invitto, coincide col tempo in cui la fede cristiana tese la sua mano all'uomo greco-romano. Essa trovò nel culto del sole uno dei suoi nemici più pericolosi. Tale segno, infatti, era posto troppo palesemente davanti agli occhi degli uomini, in maniera molto più palese e allettante del segno della croce, col quale procedevano gli araldi cristiani. Ciononostante, la fede e la luce invisibile di questi ultimi ebbero il sopravvento sul messaggio visibile, col quale l'antico paganesimo aveva cercato di affermarsi. Molto presto i cristiani rivendicarono per loro il 25 dicembre il giorno natale della luce invitta, e lo celebrarono come natale di Cristo, come giorno in cui essi avevano trovato la vera luce del mondo."

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