il museo delle creature immaginarie

Animali immaginari: miti, leggende e fantasie infantili nella zoologia fantastica


video by Gio-Co

Nel prologo al Manuale di Zoologia Fantastica (Einaudi 2015), J.L. Borges e Margarita Guerrero scrivono: "Un bambino, lo portano per la prima volta al giardino zoologico. Questo bambino sarà chiunque di noi o, inversamente, noi siamo stati questo bambino e ce ne siamo dimenticati. Nel giardino, in quel terribile giardino, il bambino vede animali viventi che mai aveva visto: vede giaguari, avvoltoi, bisonti, e più strano ancora, giraffe. Vede per la prima volta la sfrenata varietà del regno animale. E questo spettacolo, che potrebbe allarmarlo o terrorizzarlo, gli piace; tanto gli piace, che andare al giardino zoologico è, o può sembrare, un divertimento infantile. . [...]. Platone (se partecipasse a quest'indagine) ci direbbe che il bambino ha già visto la tigre nel mondo anteriore degli archetipi, e che vedendola adesso la riconosce. Schopenhauer (ancora più arditamente) direbbe che il bambino guarda senza orrore le tigri perchè non ignora che lui è le tigri e le tigri sono lui, o meglio, che le tigri e lui sono d'una stessa essenza, la Volontà. Passiamo, ora, dal giardino zoologico della realtà al giardino zoologico delle mitologie, la cui fauna non è di leoni ma di sfingi e grifoni e centauri. La popolazione di questo secondo zoo dovrebbe superare quella del primo, giacchè un mostro non è altro che una combinazione di elementi di esseri reali e le possibilità dell'arte combinatoria rasentano l'infinito.[...] Chi scorrerà il nostro manuale vedrà che la zoologia dei sogni è più povera della zoologia di Dio. " (trad. Franco Lucentini).

In effetti però la rassegna degli animali del Manuale comprende bestie che appartengono alla nobile tradizione della mitologia, della religione, della letteratura e dell'arte, ma trascura almeno due miniere di fantastici esseri: la fantascienza e la letteratura per l'infanzia. Eppure agli autori non sfugge che se il giardino zoologico reale è un divertimento infantile ancor più dovrebbe esserlo quello immaginario. E neppure che l'adulto disposto a credere agli animali immaginari descritti nei bestiari medioevali come reali, visti dallo scrivente o da qualcuno a lui noto, è un adulto-bambino, per il quale il fatto di credere a qualcosa di inesistente è provocato da un sentimento di risonanza verso sue convinzioni profonde che "il libro", con la sua autorità, riesce a rendere credibili. Non diversamente dall'autorità con cui il sacerdote, il nobile, il giornale, la televisione, o internet hanno assunto il ruolo di erogatori di verità e ammaestratori delle genti.

Borges avrebbe dunque gradito una visita al "Museo delle Creature Immaginarie" creato da Altan, Stefano Benni e Pietro Pierotti che ospita 52 sculture di quest'ultimo ispirate dalla incredibile produzione di fantasie con le quali nei secoli gli europei si sono rivolti verso l'Africa: l'Africa di Erodoto, dei giganti a tre teste; l'Africa dell'hic sunt leones. Il rapporto senza immaginazione con le comunità e le risorse del continente (schiavitù,colonialismo); l'invenzione dell'Africa contemporanea; la possibilità di riscoprire in Africa il senso e il valore di risorse di cui non sappiamo più immaginare l'importanza. Alfiere di questa genealogia di esseri straordinari è il Babonzo: "Animale dotato di due paia di piedi orientati nelle opposte direzioni, per cui può camminare solo lateralmente. La coda si srotola ed emette un suono di trombetta ogni volta che il babonzo respira. Sulla testa, il babonzo ha una escrescenza da cui esce una mano, che esprime tutti i sentimenti babonzici in quanto la faccia del babonzo ha sempre la stessa espressione (un po' ebete). Il verso del babonzo è il seguente: "KREWTE-WKEWEUKQUEQUETRKWEKWEKWEKTREKUEKUETREWQUEKWSTWEKEK" (provate a farlo voi). Particolarità del babonzo: unico al mondo, questo animale rimpicciolisce invece di crescere. Il piccolo babonzo pesa alla nascita più di duecento chili (quattro osvaldi) e la madre ha bisogno di una scala per poter covare l'uovo. Col passare degli anni il babonzo diventa sempre più piccolo: un bimbo babonzo è almeno sei volte più grande del babbo babonzo e venti volte più grande del nonno babonzo. Un babonzo di cento anni è grande come un ditale e non muore: dopo un po' non lo trovano più."

Ma per rimanere nella produzione italiana contemporanea di libri per l'infanzia non si può non citare i due volumi di Pino Pace e Giorgio Sommacal: "Bestiacce" e "Univerzoo" (ed. Giralangolo) che hanno come protagonista lo scienziato Pico Pane ed il suo assistente Sam Colam. Due volumi di zoologia fantastica, il primo ambientato sul pianeta Terra, alla ricerca di esseri improbabili; il secondo ai confini della Galassia dove gli esseri improbabili abbondano. Sogni d'oro...

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