gli ultimi giorni di Francesco Mastrogiovanni

un film di Costanza Quatriglio racconta una vicenda terribile, ma non isolata

La tragica vicenda di Mastrogiovanni ha avuto una modesta eco nella cronaca italiana, eppure è una vicenda più comune di quanto potrebbe sembrare. L'eventualità di subire un ricovero coatto in un ospedale psichiatrico, di trovarsi in uno stato di contenzione per giorni senza che nessun familiare possa avvicinarsi ed ottenere notizie, l'eventualità che in tutto ciò si trascuri se lo stato di contenzione sia compatibile con lo stato di salute complessivo, che il personale medico e paramedico ignorino le lamentele e le richieste di aiuto; beh tutto ciò accade, e accade spesso negli SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) italiani. In qualche caso questa situazione ha portato alla morte del paziente. E' stato il caso di Mastrogiovanni, ma non solo.

Francesco Mastrogiovanni in SPDC c'è arrivato il 31/07/2009 a causa di un Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.); il terzo che subiva, dopo quelli del 2002 e del 2005. Il T.S.O. è una pratica normata dalla legge 180/78 che si applica nei casi in cui una persona affetta da malattia mentale necessiti di trattamenti sanitari urgenti, rifiuti il trattamento e non sia possibile ricorrere a misure extra ospedaliere; deve essere richiesto dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente, su proposta motivata di due medici di cui uno appartenente alla A.S.L. del comune (e non necessariamente psichiatri), e deve essere convalidato da parte del giudice tutelare di competenza. Il ricovero ha una durata di 7 giorni, eventualmente prorogabili, e viene messo in atto da personale medico e dalle forze dell'ordine.

La normativa italiana non prevede la possibilità che una persona possa essere trattenuta in una struttura sanitaria contro la sua volotà, tranne in questo caso. Il T.S.O. generalmente è utilizzato nei casi di individui ritenuti pericolosi per sè o per gli altri, soggetti che minacciano il suicidio, lesioni a cose e persone, o rifiutano di comunicare con conseguente isolamento, rifiuto di terapia, rifiuto di acqua e cibo. A fronte di una diagnosi pregressa di psicosi, il mancato intervento si designerebbe a sua volta come un reato di "abbandono di incapace", e sul sottilissimo crinale di cosa sia da considerarsi come comportamento psicotico si giustifica l'applicazione di questa pratica.

Nel caso di Mastrogiovanni i presupposti erano debolissimi. il T.S.O. nei suoi confronti è stato giustificato da una guida in eccesso di velocità e dai precedenti trattamenti subiti che già lo stigmatizzavano come paziente psicotico. Mastrogiovanni era un militante anarchico che aveva conosciuto il carcere per la vicenda dell'accoltellamento del segretario del FUAN di Salerno nel 1972 e nel 1999 per resistenza aggravata a seguito di una multa per divieto di sosta (sostenne - ed il tribunale gli diede ragione - di essere stato portato in caserma e picchiato). Quando si rese conto di essere inseguito dalle forze dell'ordine ha cercato di sfuggirvi rifugiandosi in una spiaggia affollata. Qui è stato inseguito perfino dalla Guardia Costiera: vistosi circondato ha optato per il ricovero senza opporre resistenza. Il film della Quatriglio utilizza le riprese delle telecamere interne al reparto accostate alle voci dei testimoni. E' possibile vedere come inizialmente Mastrogiovanni sia libero di muoversi, di consumare il pasto; la contenzione scatta quando rifiuta gli esami delle urine, ma gli infermieri attendono che il paziente dorma per legarlo mani e piedi al letto, e per quattro giorni non sarà più slegato, neanche per andare in bagno, e sarà sottoposto ad alimentazione forzata. La causa che è seguita al suo decesso ha visto i medici condannati con pene dai 13 mesi ai due anni e gli undici infermieri del reparto condannati dai 14 ai 15 mesi per i reati di sequestro di persona, falso ideologico e morte in conseguenza di altro reato.

Ben diverso esito ha avuto la vicenda di Giuseppe Casu, venditore ambulante di Quartu S.E. vessato dalle continue multe per abusivismo. Il 15 giugno 2006 viene attivato un T.S.O. a seguito della sua reazione contro le forze dell'ordine provocata dall'ennesimo verbale che raggiunge la cifra stratosferica di 5000 euro per la vendita senza licenza di frutta e verdura in strada. Casu viene considerato psicotico a causa di una precedente diagnosi per un non meglio specificato disturbo di personalità. I medici rilevano che ha il fiato odora di alcool ed che si trova in stato di agitazione, gli viene diagnosticato un "disturbo bipolare maniacale" e tra gli altri sedativi gli viene dato un farmaco utilizzato per le crisi di astinenza degli alcolisti. Resterà legato mani e piedi al letto per sette giorni. Il 22 giugno arriva la notizia della morte di sig.Casu per una tromboembolia all'arteria polmonare, verosimilmente causata dalla prolungata costrizione fisica e chimica. Tuttavia nel momento in cui il tribunale richiede l'autopsia si scopre che i resti di Casu sono spariti e sono stati sostituiti con quelli di un altro paziente, rendendo impossibili gli accertamenti. Per questi fatti il primario del reparto di Anatomopatologia è stato dapprima condannato e poi assolto in Cassazione, mentre il primario del reparto di Psichiatria è stato assolto in tutti i gradi di giudizio, ed ha potuto muovere una causa per diffamazione nei confronti dei membri di un comitato per la difesa dei diritti dei pazienti psichiatrici, che sono stati condannati al risarcimento. Unici condannati in tutta questa vicenda. Giustizia è fatta.

immagine tratta da www.ccdu.org

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