Open Arms Operation

il dramma dell'emigrazione e l'azione di salvataggio in mare delle O.N.G.


video by Jubanna

la scoperta del fenomeno dei "neuroni specchio" nel 1995 ha dato un significato fisiologico al concetto di empatia. Quando un essere umano interagisce con un suo simile i rispettivi cervelli "entrano in risonanza" con un processo che porta attivare configurazioni neuronali simili; in tal modo la comprensione dell'altro da se passa per una riformulazione interna al cervello stesso del soggetto. Questo meccanismo è però correlato con l'efficacia del rapporto che si ha con l'altro: molto evidente tra madre e figlio, meno con estranei, specialmente se estranei appartenenti a etnie e culture differenti in cui anche i tratti somatici e le espressioni del viso possono risultare meno intelleggibili.

La scarsa capacità di provare empatia verso gli stranieri e l'indifferenza, se non la xenofobia, sono fenomeni correlati ?
E' lecito domandarselo di fronte a segmenti crescenti di opinione pubblica occidentale che si arrende a schemi identitari con i quali categorizzare un mondo fatto di noi e loro (i cui confini sono poi abbastanza poco definibili), ma che giustificano sentimenti di paura, rancore, intolleranza, violenza ed indifferenza che poco hanno a che fare con l'empatia.

Schemi che trovano la loro manifestazione più inquietante nelle recrudescenze xenofobe ed identitarie che animano il dibattito sull'emigrazione nei paesi occidentali. Eppure tutti sanno che, nel momento in cui un migrante decide di partire, non solo (come per tutti gli emigrati di ogni tempo e luogo) sta prendendo la difficile decisione di chiudere una parte della sua vita, di abbandonare i luoghi e le persone con cui ha vissuto, la terra e la cultura che lo hanno nutrito. Oggi un migrante sta mettendo in conto che dovrà affrontare un viaggio rischiosissimo, durante il quale potrebbe essere aggredito, ferito, rapito, derubato, stuprato, potrebbe ammalarsi gravemente, essere torturato e ricattato, potrebbe annegare, essere imprigionato, respinto ripetutamente ed infine si troverà in un occidente tutt'altro che ben disposto nei suoi confronti, che ne farà un marginale, un escluso. I migranti partono con la consapevolezza che, dopo essersi indebitati fino al collo per pagarsi il viaggio ed aver violato ogni normativa sulla regolazione dei flussi migratori, non potranno più tornare indietro e dire "mi sono sbagliato". Quando una persona sta mettendo in conto tutto ciò, se è disposto a correre tutti questi rischi, ed anzi li fa correre anche ai propri figli, questo significa che la sua vita non ha altre vie d'uscita; significa che dove sta è con le spalle al muro. Chiunque, in qualche frangente della propria esistenza abbia avuto questa sensazione sa cosa significa la certezza che, al di la della propria volontà e possibilità, la situazione non consente altra possibilità che non sia la fuga.

"Ma non possiamo mica accoglierli tutti" sentiamo dire anche a persone che qualche problema se lo sono posto, che hanno una qualche idea circa le responsabilità che ha l'occidente sul degrado del terzo mondo.
In verità i migranti farebbero anche a meno di quell'apparato che chiamiamo "accoglienza", visto che è parte del sistema di controllo e contenimento dei flussi migratori, e questo sistema è figlio della paura, di quel meccanismo perverso per il quale l'emigrato - diventato emarginato - crea allarme sociale. Fa paura in quanto emarginato, come ogni povero, zingaro, homeless, visto che non vi è nulla di genetico nel trovarsi ai margini della società, ma vi è molto di politico e di sociale.
E la paura porta a prestare orecchio al politico che fa la voce grossa e propone provvedimenti che infine creeranno ancora più emarginazione, e quindi più paura, e quindi maggior successo elettorale.
Il migrante è l'emarginato perfetto, perchè per legge non può emergere in alcun modo dalla propria condizione. Per lui il "permesso di soggiorno" con il suo corollario di contratto di lavoro in regola e residenza dotata di abitabilità, è un obiettivo reso impossibile da raggiungere proprio dai meccanismi della legge. L'emigrato irregolare è una risorsa sfruttata ad ogni livello da taglieggiatori di ogni tipo: padroni di casa, medici, datori di lavoro, caporali e malavitosi; ma continuamente lo si richiama al suo dovere di integrarsi e rispettare le nostre leggi e tradizioni, quasi che ciò stemperasse un po' la sua diversità e la nostra xenofobia.

In questa cornice c'è poco da sorprendersi di fronte ad accuse, altrimenti sbalorditive nella loro enormità, come quella di essere in combutta con il traffico di esseri umani, mossa alle O.N.G. attive nel salvataggio di emigrati nel mediterraneo. Di fronte ai numeri spaventosi delle morti in mare, la necessità della presenza di questi operatori si evince anche solo dalla quantità di interventi di salvataggio che effettuano, in un clima sempre più pesante in cui alle intimidazioni delle "guardie coste" libiche si aggiungono quelle delle navi neofasciste. "Open Arms" è il nome dell'operazione di lifeguard/sea rescue promossa dalla O.N.G. Proactiva, una delle due (l'altra è S.O.S. Mediteranèe) che da dicembre 2017 sono rimaste sole a cercare di portar soccorso alle persone in fuga. Chi oggi opera per il salvataggio in mare è costretto a mantenere un profilo bassissimo, limitandosi esclusivamente all'azione di soccorso, dovuta e protetta dalle leggi internazionali sulla navigazione oltre che da buon senso e civiltà.
Ma quella civiltà che proclamava la sacralità dell'ospite è continuamente messa in discussione in nome della difesa di una tradizione culturale di cui la sacralità dell'ospite sarebbe parte...

Chi si trova ad attraversare questi anni terribili cercando di mantenere in vita la propria capacità empatica ha l'impressione di attraversare un deserto, e che questa attraversata sarà ancora molto lunga... Quando si guarderanno queste vicende con il distacco della storia saremo giudicati in modo molto severo per le tante cose orribili che stanno accadendo e per il poco che è stato lucidamente fatto per impedirle ed il tanto che è stato lucidamente fatto per provocarle. E si resterà ancora una volta stupiti per la banalità del male.

immagini tratte da www.proactivaopenarms.org

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