Il Jazz e la musica folk in "Third World", di Gato Barbieri

in ricordo del grande sassofonista, il suo periodo free jazz e la tradizione Argentina

mille e mille sono i fili che intrecciano la musica popolare e la musica d'autore, due polmoni che si sostengono a vicenda, due sorgenti che continuamente si mischiano.

Gato Barbieri ha lasciato una produzione vasta e eclettica, attraversando periodi creativi molto diversi. In particolare però qui ci interessa il suo rapporto con la musica popolare sudamericana, espresso soprattutto in due suoi album: "Third World" e "LatinoAmerica". In particolare "Third World" è per Barbieri uno spartiacque tra la prima fase della sua carriera, molto legata allo stile di Coltrane.

Barbieri avvertiva in quegli anni un forte disagio nell'approccio alla musica jazz, quasi che stesse appropriandosi di una musica non sua, ma appartenente ad una tradizione afro-americana a lui estranea. Il percorso che lo ha portato a creare uno stile che coniugasse la propria identità argentina con il jazz è passato attraverso la collaborazione con Charlie Haden e Dollar Brand, un esempio quest'ultimo di come il jazz potesse essere lo strumento con cui mettere in rapporto una tradizione folclorica come quella sudafricana con il linguaggio sperimentale del free che in quegli anni andava sviluppandosi.
Third World presenta un suono originale ed uno stile compositivo in cui la melodia, scomposta, sezionata, rovesciata, resta il riferimento per una musica che si fa avvolgente e potente, estrema e trasfigurata. Il disco si apre con il canto di un pastore Argentino a cui segue una versione formidabile di un Tango di Piazzolla, e continua con brani Brasiliani (tra cui una delle Bachianas Brazileiras di Villa Lobos) ed il sudafricano Haleo And The Wild Roses.
Third World è l'opera con cui Barbieri si crea una propria identità artistica, autonoma dai modelli del free Jazz americano e da quello del grande John Coltrane, con un afflato politico tipico di quegli anni (l'album è del 1969) libero dall'ortodossia jazzistica statunitense.

Lo stesso Barbieri non tornerà più agli estremi espressivi di Third World; negli anni andò sfruttando la vena di jazz sudamericano, per poi proporre un repertorio sempre meno caratterizzabile, pur restando un solista capace di elettrizzare l'uditorio anche con poche note, e con uno stile sempre riconoscibile. In Italia ha avuto una duratura fama grazie alle collaborazioni con artisti quali Gino Paoli e Pino Daniele, oltre che per la colonna sonora di Ultimo Tango a Parigi.
Barbieri è venuto a mancare il 2 aprile del 2016, all'età di 83 anni.

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